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C’è a chi piace
soffrire e a chi piace il soffritto, a chi piace lavorare dietro le
quinte e chi preferisce stare davanti alle quarte. C’è a chi piace
raccontare bugie alla gente e per questo prende anche un sacco di voti,
e a chi piacciono i bambini e per questo prende semplicemente i voti.
C’è a chi piace guardare e chi muore dalla voglia di farsi spiare, chi
adora farsi frustare e chi riesce a fare l’amore soltanto davanti al
computer; c’è a chi piace il Grande Fratello, chi legge solo fumetti, e
chi sogna di fare un viaggio sulla luna, sperando che non sia piena, se
no non si trovano posti in albergo. Comunque la mettiate, la ricerca del
piacere è il vero motore che fa girare il mondo. Perciò, come diceva
Oscar Wilde che della materia era maestro, “il piacere è l’unica cosa su
cui valga la pena avere una teoria”. Ed ecco allora la teoria di Barbara
Foria. Una teoria fatta di acute osservazioni sul nostro vivere
quotidiano, sulle nostre manie e i nostri desideri più inconfessabili.
Una disamina ironica e disincantata sul concetto di piacere a 360 gradi
(passando naturalmente per i novanta). Uno spettacolo organizzato come
una seduta di laurea in cui il pubblico non solo partecipa, ma
addirittura giudica e, giudicando la laureanda attrice, in fondo mette
un voto anche a sé stesso, esorcizzando così le proprie debolezze
attraverso il potere liberatorio della risata.
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