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Quando Antonio D’Ausilio dice ai suoi che se ne vuole
andare di casa e lasciare la sua adoratissima Napoli, la madre è
sorpresa proprio: “Antonio, così all’improvviso, mi sembra tutto così
prematuro... tu sei così giovane, tieni appena 36 anni.”
Solo il padre accoglie la notizia con grande calore:
“Tonino stai tranquillo le cose cambieranno”. Ed è di parola perché la
prima cosa che cambia è la serratura di casa.
Dopo una breve convivenza
romana alla Friends,
Antonio si trasferisce a Milano dove in ogni modo
cerca di integrarsi,
scontrandosi con i pregiudizi del nord, ma anche con i pregiudizi dei
meridionali che al nord vivono da tempo. Qui stabilisce un record
eccezionale: è l’unico napoletano che appena trasferito a Milano si fa
rubare il portafoglio. Anche il carabiniere a cui fa la denuncia non gli
crede: “Ma come, un napoletano si fa rubare il portafoglio a Milano? E’
impossibile. E’ come se Arsenio Lupin si fa rubare in casa dai testimoni
di Geova... Ma è proprio sicuro che i malviventi non l’abbiano già
seguita da Napoli?”
Ma è durante i lavori di ristrutturazione che si
accorge che è molto più facile integrarsi a Milano che trovare un vero
milanese. Milano è aperta, multietnica e secondo alcuni suoi amici
milanesi persino pericolosa. “Io mi sforzo di essere terrorizzato ma
secondo me si capisce che vengo da Napoli. Anzi, quando l’interlocutore
lo intuisce è come se mi dicesse: senti io più di così non riesco a
terrorizzarti”.
Antonio D’Ausilio non ha paura perché è cresciuto a
Napoli, in periferia, ha giocato sulla strada, è stato compagno di Ciro
Scognamiglio detto “ò Pitbull”.
Un
pluri ripetente che la professoressa interrogava
con prudenza: “Scognamiglio, solo se ti va e senza
offesa… potresti venirmi a dire chi ha guidato la
spedizione dei mille?"
“Professorè. Venisse pure il
preside, ma io nomi non ne faccio”. Attraverso
queste storie di vita, piccoli casi personali, Antonio D’Ausilio
racconta anche i grandi problemi italiani: disoccupazione, immigrazione,
emigrazione, razzismo, droga, smaltimento dei rifiuti, camorra...
Lo spettacolo non è un semplice
monologo dove si affronta il vecchio tema della divisione nord-sud ma un
vero affresco di voci che Antonio D’Ausilio, con le sue capacità
attoriali, fa rivivere attraverso decine di
personaggi diversi.
Fuori casa
è la storia di chi si deve confrontare con una
barriera linguistica, sociale, culturale; anche all’interno della sua
stessa famiglia. Siamo l’Italia non solo dei cento comuni, ma anche dei
mille palazzi. Divisa, quartiere per quartiere, casa per casa, stanza
per stanza. Ed è durante la cena di Natale, che raccoglie una famiglia
ormai sparsa per il mondo, che Antonio D’Ausilio ci mostra come noi
italiani non siamo divisi solo tra nord e sud, ma anche dentro noi
stessi.
“A Natale facciamo una tavolata grandissima e ci
dividiamo i posti secondo criteri di reddito. Il capotavola dei
disgraziati è zio Pasquale. Lui vanta un record eccezionale, è l’uomo
più licenziato d’Italia. Appena nato già stava in cassa integrazione.
Quest’anno Giorgio Napolitano l’ha chiamato per nominarlo: primo
cavaliere del lavoro mancato.”
Fuori casa
ci fa ridere parlando delle nostre contraddizioni.
È uno spettacolo che cerca dei punti di contatto in un paese, che quando
trova la sua unità, è capace di fare il miracolo, tanto a Napoli quanto
a Milano.
Fuori casa
è un piccolo prodigio di comicità.
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