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La figura del padre di famiglia è una cosa seria, serissima. Talmente
seria che mette pure tristezza. Sembrerebbe che “c’è da stare allegri”
solo per gli scapoli, dall’aspetto sempre allegro e scanzonato. Loro sì,
hanno gli occhi riposati, e non le borse sotto gli occhi per notti
insonni
di un poppante vegliante. Alle parole: “papà”, “mamma”, “famiglia”,
vengono sempre abbinati aggettivi: “crisi”, “problema”, “dramma”. E i
genitori si chiedono: “Dove stiamo sbagliando?” Dove? Ma è chiaro, non
trovate il coraggio di ridere di voi stessi. Sembra quasi che gli sposi
ridano una sola volta nella vita: nelle foto del matrimonio. Quando
nascono i figli, poi, la risata è già bella e finita da un pezzo. Eugène
Ionesco diceva: Dove non c’è umorismo, c’è campo di concentramento”. E,
infatti, ridere fa bene, benissimo. A noi e a chi ci vede ridere.
Ridere della figura di papà, di quella che ci si è scelti, in cui si vive e si cerca di
conoscere al meglio. Così Sergio Vespertino con questi spettacolo scopre
il lato comico, buffo e grottesco della vita in famiglia di un
papà : “In questo spettacolo
noi uomini – dice Sergio -
possiamo guardarci e farci autocritica, scoprire che ci fa bene, e ci
allunga la vita. A me, a voi e a tutte quelle famiglie che si credono…
scoppiate!”
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